A Villaggio Don Bosco confronto con gli scout di Betlemme

In questi giorni abbiamo avuto la straordinaria opportunità di ospitare presso il Villaggio don Bosco sei scout del Gruppo Scout Ortodosso, appartenente all’Arab Orthodox Club (AOC) di Beit Sahour, nel Governatorato di Betlemme, attualmente in visita a Foggia.

I ragazzi e le ragazze scout di Betlemme hanno condiviso con i giovani delle Comunità Educative del Villaggio don Bosco e con i ragazzi dei clan Foggia 2 e Foggia 3 degli Scout d’Europa, cosa significhi crescere e vivere in una terra segnata dalla guerra e dall’incertezza. Con parole semplici, concrete e autentiche, hanno raccontato le difficoltà della loro quotidianità: le paure, le restrizioni, le limitazioni, ma anche la forza e la determinazione di voler restare nella propria terra, accanto alle proprie famiglie, nonostante tutto.

Nel dialogo si sono intrecciate storie e vissuti di giovani provenienti da contesti molto diversi, accomunati però da un profondo desiderio di cambiamento e di libertà. Si è parlato di migrazione: i ragazzi ospiti delle nostre comunità l’hanno sperimentata lasciando la propria terra d’origine, spesso mettendo a rischio la propria vita senza nemmeno rendersene conto. Si è riflettuto su cosa significhi non vivere necessariamente in povertà, ma non potersi muovere liberamente, vivere nella paura quotidiana, persino quella di andare a scuola.

«Mi ha colpito molto – ha detto Abdul – sentire questi ragazzi raccontare che non hanno mai visto il mare, pur avendolo così vicino». «Per noi è importante andare in giro, come stiamo facendo ora, a raccontare la realtà che viviamo, la verità di ciò che accade davvero, perché questo può contribuire a cambiare il nostro futuro, che oggi resta incerto».

È stato un incontro fatto di ascolto, domande e condivisione sincera. Un’immersione autentica nelle storie reciproche: tra chi ha scelto di restare e chi ha scelto di partire. Tutti giovani, uniti dalla speranza di una vita migliore e dal desiderio di una libertà giusta, che permetta di crescere e progettare il proprio futuro senza paura.

Entrare nel nuovo anno con questi volti e queste parole nel cuore significa scegliere di non restare indifferenti, di educare allo sguardo aperto sul mondo e di coltivare la speranza come impegno quotidiano. Perché solo riconoscendoci parte di un’unica umanità possiamo immaginare e costruire un futuro più giusto, per tutti.

Ringraziamo l’Associazione guide e scout d’Europa cattolici per averci permesso di vivere questa esperienza, in particolare Claudio Salandra e Michelangelo Rubino. E ringraziamo sempre chi si occupa delle accoglienze dei gruppi a Villaggio Don Bosco, come la nostra Cornelia Hunger.

Il nostro modo per augurarvi un 2026 diverso e, se possibile, migliore.