Progetto “Care Leavers”, ci sono anche i due fratelli Wassim e Wisem
Wassim e Wisem sono due fratelli che abbiamo accolto a Villaggio Don Bosco. Entrambi, per la soddisfazione dei tanti operatori e volontari che li hanno conosciuti, sono stati inseriti nel progetto sperimentale “Care Leavers”, destinato ai giovani che hanno compiuto 18 anni che vivono fuori dalla famiglia d’origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria che li ha collocati in comunità residenziali o un affido eterofamiliare.
Proprio qualche giorno fa sono stati presentati i primi risultati di questo importante progetto sperimentale, attivato dal Comune Città di Foggia e gestito dalla cooperativa Medtraining , con la promozione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, avente quale obiettivo quello di supportare i ragazzi attraverso un percorso volto a raggiungere l’autonomia entro il ventunesimo anno di età.
Un Tavolo Locale che ha avuto luogo presso il neonato Centro Polifunzionale di Quartiere intitolato al “nostro” Don Michele de Paolis, nel cuore di Candelaro, proprio laddove è nata la sua missione salesiana e dove, ancora oggi e nonostante la sua assenza, continua a prosperare.
Come Fondazione Siniscalco Ceci – Emmaus non potevamo mancare all’appello: oltre alla presidente Rita De Padova e al direttore della Fondazione, Antonio De Maso , erano presenti Donatella Ianfascia, coordinatrice delle Comunità Educative del Villaggio Don Bosco, e Annalisa Zaffino, psicologa educatrice delle stesse comunità.
“Siamo felici che due nostri ex ospiti – ha commentato il direttore De Maso – hanno aderito a questo progetto, intraprendendo un percorso di autonomia che li affranca dall’assistenza in comunità. L’idea, da parte nostra, è quella di puntare sempre a un vero e proprio ‘upgrade’ della loro condizione di accolti, la quale rappresenta solo il primo passo di un percorso che si completa di fatto con l’abbandono della cura: siamo contenti di aver dato il nostro contribuito a rafforzare questi ragazzi, sia dal punto di vista lavorativo che abitativo e relazionale. Il passaggio in comunità – conclude De Maso – è solo un passaggio, appunto, una svolta temporanea, non è mai un fine”.




